Casa Museo di Giovanni Pascoli

CASTELVECCHIO PASCOLI – BARGA

Colle di Caprona – Castelvecchio Pascoli
55051 – Barga (LU)
www.pascoli.archivi.beniculturali.it
www.comune.barga.lu.it
www.fondazionepascoli.it
Apertura
Dal 1 ottobre al 3° settembre, Martedì: 14,00 – 15,15
Da Mercoledì a Domenica: 9,30 – 13,00 e 14,30 – 17,15

Dal 1 aprile al 31 marzo, Martedì: 15,30 – 18,15
Da Mercoledì a Domenica: 10,30 – 13,00 e 15,00 – 18,45

Chiuso lunedì

Contatti:

0583 766147 – 0583 724573 – 0583 724745

La villa di campagna dei Cardosi-Carrara è la sistemazione che Giovanni Pascoli scelse come residenza nel 1985. Il Poeta venne nella Valle del Serchio pago di aver trovato “una bicocca con attorno un po’ d’orto e di selva” in una vallata suggestiva, ricca di voci, di colori e di luci, portò con sé la sorella Maria ed il cane Gulì.
Della casa gli piacque il giardino rustico, la Chiusa, e quella visione di monti e di colli che corona i paesi; da una parte le Apuane, aspre e azzurre, dall’altra i boschi dell’Appennino, in alto Barga: una manciata di tetti rossi affogati nel verde e protetti dalla torre che scandisce il fluire del tempo. Dalle bifore dell’altana l’occhio abbraccia la dolcezza di un paesaggio agreste. Qui il poeta, finalmente sereno di aver raggiunto la”valle del bello e del buono”, mise a dimora l’erba cedrina che portava sempre con sé, era il profumo della Romagna, il simbolo della continuità fra Castelvecchio e San Mauro, fra la serenità della maturità e l’esperienza di dolore degli anni della giovinezza. A Castelvecchio il Poeta trascorse gli anni più tranquilli della sua esistenza, dal 1895 al 1912, anno della morte. Qui hanno visto la luce la sistemazione di Myricae (1903), i Primi Poemetti (1897), i Canti di Castelvecchio (1903), i Poemi Conviviali (1904). Questo periodo
coincide con i riconoscimenti ufficiali tributati al Pascoli dalla critica, quale innovatore della poesia italiana.
Le persone che frequentava volentieri erano quelle di campagna: mezzadri, massaie; ne studiò gli usi, ne analizzò i problemi di particolare risonanza sociale e affettiva come l’emigrazione, ne assorbì il linguaggio
parco e ricco di metafore trasferendolo, poi nella poesia con colorita incisività, in una sintesi geniale di continuità e di rottura con la tradizione classica. Le immagini del consueto lavoro di campagna come l’aratura, la vendemmia, la semina assumono nella dimensione pascoliana la statura di eventi che travalicano il tempo e lo spazio. La natura circostante diviene memoria, ricordo e sentimento ed i suoni più comuni quali il fruscio del Rio dell’Orso, il gorgogliare della Fonte di Castelvecchio, le voci della campagna, l’ora scandita dalla torre di Barga si fanno parola, musica, colore, rivelando insospettati sensazioni e sentimenti.
La casa mantiene la struttura, gli arredi, la disposizione degli spazi, che aveva al momento della morte di Giovanni Pascoli, avvenuta a Bologna il 6 aprile 1912. La sorella ha conservato, con profondo affetto, i beni pascoliani per quarant’anni e riposa vicino al fratello nella cappella della villa. Il Comune di Barga, erede dei beni pascoliani per lascito testamentario di Maria Pascoli, ha cura degli edifici, dell’archivio che conserva circa 76.000 carte, della biblioteca del Poeta composta da 12.000 volumi.
La casa museo è stata dichiarata monumento nazionale e l’ambiente naturale che la circonda di particolare interesse paesaggistico.